Il 27 ottobre 1972 veniva assassinato con sei colpi di pistola il giornalista de L’Ora Giovanni Spampinato. Aveva 26 anni. All’indomani dall’agguato all’interno della sua auto, una Fiat 500, il suo giornale titolava: “Assassinato perché cercava la verità”. Ma quale verità? A distanza di 54 anni quella verità tanto voluta da Spampinato non è mai emersa del tutto. Almeno fino a poco tempo fa.

Un suo conterraneo, giornalista d’inchiesta anche lui, inviato del Tg di Mentana, Carmelo Schininà, ha rispolverato molte delle pagine ingiallite del tempo, ha scavato oltre quel che è stato scritto sul caso, ha ricostruito una nuova narrazione della storia. Giovanni Spampinato, secondo questa nuova ricostruzione, sarebbe stato ammazzato per quello che non aveva ancora scritto, non per gli articoli che aveva pubblicato.

Quel che c’è dietro il delitto Spampinato lo suggerisce il titolo del libro: Un intreccio nero, rimasto sottotraccia per tutti questi anni in quella che viene considerata banalmente “la provincia babba”, quella di Ragusa. E, invece, aveva in quel momento un ruolo centrale in numerose questioni.

Quel che già sapevamo è che Giovanni Spampinato è stato ucciso da Roberto Cambria, il figlio del presidente tribunale di Ragusa dell’epoca. L’inchiesta Schininà dimostra come la verità giudiziaria di allora, che liquidò il caso alla mente instabile dell’assassino che aveva ucciso perché Spampinato lo invitava a costituirsi per il delitto Tumino, abbia ignorato il contesto reale in cui tutto è maturato.