Mychajlo Podoljak non ha dubbi: «Gli attacchi alle raffinerie russe possono creare le condizioni per costringere Vladimir Putin a sedersi al tavolo negoziale». Il consigliere del capo di Gabinetto di Volodymyr Zelensky, tra i fidatissimi del sesto presidente ucraino, non teme il venir meno del sostegno occidentale: «Gli Usa rimangono un partner strategico e le cancellerie europee, a partire da Roma, sanno bene che la minaccia russa è reale». Crede possibile un negoziato con Vladimir Putin e a quali condizioni? «Credo nella possibilità di negoziare solo a una condizione: che Putin venga sottoposto a una pressione tale da temere le conseguenze di un mancato accordo. L’accondiscendenza, le lusinghe, una diplomazia troppo morbida, invece, non fanno altro che alimentare l’escalation».

L’Ucraina ha cambiato strategia: ora attacca le raffinerie in territorio russo. Funzionerà? «Credo di sì perché questo genere di operazioni ha immediate conseguenze economiche. Innanzitutto, per la Russia è impossibile ripristinare in tempi rapidi gli impianti danneggiati. C’è poi un effetto di lungo periodo: questi attacchi riducono drasticamente la quota di mercato di Mosca nel commercio mondiale del petrolio. Se un Paese passa, per esempio, dal 12-15% del mercato a una quota molto più bassa, quello spazio viene inevitabilmente occupato da altri produttori. In particolare, saranno soprattutto i Paesi del Golfo a inserirsi in quegli spazi. Stesso discorso vale per il gas di cui la Cina è oggi il principale acquirente, considerato che le esportazioni russe verso l’Europa si sono ridotte a volumi marginali rispetto al passato. E poi c’è l’aspetto più importante: gli attacchi alle raffinerie costringono i cittadini russi a prendere coscienza della realtà di un conflitto che adesso è entrato nella loro quotidianità. E quelle persone che fino a ieri se ne stavano sedute a mangiare dolci, bere vodka e parlare di come annientare l’Ucraina, inizieranno a capire cosa significa vivere con carenze di carburante, scaffali vuoti e difficoltà nel reperire beni essenziali. Come accadeva alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta. Putin aveva promesso di riportare la Russia ai tempi dell’Unione Sovietica, in effetti è proprio lì che la sta riportando. Solo che non aveva specificato a quale Urss si riferisse».