Da qualche tempo l’Art brut ha conquistato una piena legittimazione accanto all’arte contemporanea nei musei e nelle grandi esposizioni. Eppure continua a esistere un confine sottile, quasi impalpabile, determinato non solo dalle dinamiche del mercato, ma anche dall’intrinseca insubordinazione dei suoi autori rispetto al sistema dell’arte.
Lucien Simart
È PROPRIO su questo terreno di confine che si muove, fin dalla sua apertura nel settembre 2021, la Galleria Sic12 di Roma. L’attività dei suoi fondatori, Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo, si è sviluppata attraverso un ciclo di mostre annuali a tema, accomunate dalla volontà di mettere in dialogo l’art brut e l’arte contemporanea. Le esposizioni hanno avuto il merito di avvicinare il pubblico romano a una produzione artistica fuori sistema, marginale e spesso legata all’esperienza del disagio psichico, come accadeva già nella collezione fondativa di Jean Dubuffet.
L’intenzione di costruire un ponte tra questi due mondi – non a caso la collezione si intitola Puentes – emerge con particolare evidenza nella mostra ancora in corso Scrivere la notte. Essa riunisce quattro artisti – Ulises Canales Sáenz, Serge Cantero, Massimo Nota e Lucien Simart – che, pur provenendo da percorsi differenti, «condividono una posizione eccentrica rispetto al panorama artistico contemporaneo: una distanza naturale, talvolta istintiva, dai codici e dai rituali del sistema dell’arte».







