Vi sono ricerche di antichistica che interpellano in modo drammatico il nostro presente. Giorgio Belli dell’Isca è un insegnante liceale di greco e latino che vive a Palermo, dove svolge un’intensa attività di promozione culturale, dedicata da un lato a illuminare la notevole figura della scrittrice Pepita Misuraca (1901-’92), a sua volta per anni animatrice di una cerchia di intellettuali siciliani, e dall’altro a richiamare, con vibrata militanza, lo sguardo su uno scandalo umano tanto pressante quanto sempre più consegnato a indifferenza se non sprezzo: le tragedie dei viaggi della disperazione diretti alla sua Sicilia. Così, per il suo dottorato in Studi Umanistici, ha scelto un tema che, nei riguardi di chi perde i beni o la stessa vita in mare, raccordasse antichi atteggiamenti con le attuali posizioni assunte in merito dalla sfera legislativa, politica e dell’opinione pubblica. Significativo già il titolo: Deriva, soccorso, abbandono. Essere naufraghi nella Grecia antica (Palermo University Press, pp. 360, euro 20,00).
Si tratta di una monografia dotta e puntuale, che con rigorosa filologia esamina tutti gli aspetti dell’argomento e si fa leggere con il coinvolgimento che proveremmo di fronte a un romanzo (cosa in cui si apprezza, collateralmente, la qualità espositiva dell’autore, capace di accompagnarci fra i testi con una prosa di brillante valore narrativo). Quattro i capitoli: I. Morire in mare. Uomini e nomi del naufragio, indagine su come si sia formato il lessico relativo ai naufragi; II. Narrazioni di naufragi e rappresentazioni di naufraghi, un profilo di naufraghi e naufraghe nell’antica Grecia alla luce di un attraversamento delle fonti; III. Il naufrago tra punizione divina e accoglienza condizionata: i motivi mitologici dei castighi inflitti a Odisseo e ad Aiace Oileo, e delle competenze dei Dioscuri, deputati invece a salvare chi è in pericolo in mare, ma solo a condizione di una sua pregressa eusébeia (la romana pietas); IV. Il naufrago tra persecuzione e accoglienza filantropica: diverse posizioni di Greci e «barbari» di fronte ai naufragi.






