Aido, Associazione Italiana Donatori Organi. Sono iscritto da trent’anni, forse più. Una decisione facile, di cui non mi sono mai pentito. Siamo in dodici milioni. Molti, ma non abbastanza. In Italia più di 8mila persone sono in attesa di trapianto. Dodici al giorno muoiono aspettando un nuovo organo. Secondo Eurobarometro, 55 italiani su cento sono favorevoli alla donazione, 27 contrari. Dovrebbero incontrare chi, dopo un trapianto, è rinato: forse cambierebbero idea.

Oppure no. Perché le superstizioni e le convinzioni assurde sono tenaci, nella testa di molta gente. Tra queste il timore che il decesso non venga accertato correttamente, che la morte cerebrale sia reversibile. Leggo sul sito Aido: «Si dovrebbe parlare di questi argomenti nelle scuole, permettendo ai ragazzi di decidere consapevolmente con la maggiore età». Tra coloro che rifiutano di essere iscritti fra i donatori ci sono persone che oppongono argomenti tradizionali, filosofici o religiosi. Fatico a capire, ma le decisioni altrui vanno rispettate. C’è una vicenda, però, che mi ha colpito. Ma ha bisogno di una premessa.

In Italia vige il sistema opt-in: il singolo individuo offre la disponibilità alla donazione di organi, l’impiegato del Comune di residenza la registra sul documento d’identità e viene riportata sul Registro Nazionale delle donazioni. Alcuni immigrati parlano poco italiano, come sappiamo: tutto questo gli va spiegato con l’aiuto di un mediatore-interprete.Preferisco non specificare il luogo, ma sentite questa. Lo stesso mediatore-interprete, nel tempo, si è presentato in un Comune lombardo con diversi connazionali, dichiarando ogni volta l’indisponibilità dell’assistito alla donazione d’organi per motivi religiosi. Non poneva la domanda all’interessato: diceva d’esser certo, e s’irritava se l’impiegata chiedeva una conferma.C’è un particolare: quel mediatore-interprete — stessa etnia e stessa religione dei suoi assistiti — è stato trapiantato. Vive grazie a un organo donato da una persona generosa, residente in Italia. L’impiegata del Comune, che era a conoscenza del fatto, un giorno non ce l’ha fatta più. Ha detto a quel mediatore-interprete di vergognarsi e di non farsi più vedere. Ha fatto bene, secondo me.