Fare il giornalista oggi significa lavorare senza orari, sotto la pressione costante delle notizie, in un contesto segnato da precarietà, crisi dell’editoria e competizione con le nuove tecnologie. È da questa riflessione che nasce l’appello rilanciato da Giornalisti Italia, che chiede il riconoscimento della professione tra i lavori usuranti, evidenziando un fenomeno sempre più preoccupante: quello dei numerosi cronisti che muoiono prima dell’età pensionabile.
Un mestiere sempre più totalizzante
Il tema viene affrontato da Letterio Licordari sulle pagine di Giornalisti Italia, che sottolinea come il portale ricordi con crescente frequenza colleghi scomparsi, spesso ancora giovani e lontani dalla pensione. La morte di giornalisti con un’età media tra i 40 e i 45 anni, anche impegnati in attività di redazione e non necessariamente in contesti di guerra o criminalità organizzata, impone una riflessione sulle condizioni in cui oggi si esercita la professione.
I numeri della professione
In Italia gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti sono 104.862, ma oltre il 60% non risulta attivo presso gli enti previdenziali. Attualmente i giornalisti che svolgono realmente l’attività sono circa 25 mila, tra dipendenti e autonomi, mentre il settore continua a fare i conti con la crisi dell’editoria, la riduzione delle redazioni e il progressivo aumento del lavoro precario.






