“Non è accettabile svuotare le redazioni dei più importanti programmi della Rai come non è accettabile che, dopo anni di precariato, l’unico modo per essere stabilizzati sia trasferirsi in sedi lontane”, recita il comunicato dei precari della tv pubblica con riferimento al bando di centocinquanta posti. Un no chiaro e netto allo svuotamento delle trasmissioni del servizio pubblico, soprattutto quelle informative, ripetuto questa mattina davanti al centro di produzione di Via Teulada per chiedere l’avvio della Fase 2 del “giusto contratto”.

Una manifestazione indetta dall’assemblea degli oltre trecento giornalisti precari che realizzano i programmi più noti del servizio pubblico. Si sono presentati con cartelli e striscioni con la scritta “Giusto Contratto”, “Stop programmisti senza giusto contratto” e con il testo dell’art.4 della Costituzione sulla tutela del lavoro. I giornalisti precari di «Report», «Presa Diretta», «Mi manda Rai 3», «Indovina chi viene a cena» ed «Elisir» chiedono all’azienda di “assicurare, come definito dal contratto di servizio, la valorizzazione e la promozione della propria tradizione giornalistica d’inchiesta”.

Presenti i conduttori della tv pubblica, tra cui Sigfrido Ranucci: “Sono stato precario anche io – ha ricordato il conduttore di Report -. I colleghi precari rappresentano l’asse portante di alcune trasmissioni di informazione. È una follia pensare di svuotare queste redazioni per riempire le redazioni regionali. Questi colleghi hanno il diritto di essere integrati in organico, ma non credo che questa sia la strada giusta. Oltretutto la Rai ha investito nella loro formazione, nelle loro competenze specifiche. Smembrare queste redazioni indebolendole credo sia come il marito che per fare un dispetto alla moglie si taglia gli attributi“.