Lo scorso anno il CEO di Apple, Tim Cook, si trovava a Washington, impegnato a fare i salti mortali per convincere l’amministrazione Trump ad abbandonare il piano di imporre dazi del 100% su tutte le importazioni di semiconduttori, una mossa che avrebbe probabilmente fatto lievitare i costi dei prodotti più importanti dell’azienda.

Alla fine Apple è riuscita a ottenere esenzioni sui semiconduttori ma solo dopo essersi impegnata a investire altri centinaia di miliardi di dollari negli Stati Uniti. Nel corso dei loro incontri con Cook, il presidente Trump e il segretario al Commercio Howard Lutnick hanno tirato in ballo anche un’altra azienda americana: Intel, produttore da qualche tempo in difficoltà a livello produttivo.

Secondo quanto riferito al Wall Street Journal da funzionari governativi, Trump e Lutnick hanno esortato Cook a utilizzare gli impianti di produzione di Intel (le cosiddette ‘fab’) per realizzare futuri chip di Apple.

Il governo statunitense – rompendo la tradizione del libero mercato e avvicinando la politica industriale di Washington a modelli di capitalismo di Stato, – è da qualche tempo diventato il principale azionista del produttore di semiconduttori attraverso un investimento federale di 8,9 miliardi di dollari in azioni, (finanziato con i fondi stanziati dal Chips and Science Act del 2022) ottenendo una partecipazione del 10% nella società.