Tim Cook torna alla Casa Bianca, ma stavolta non cerca protezione dalle leggi europee, come aveva fatto in passato insieme ad altri ceo tech: porta bensì in dote 100 miliardi di dollari. Donald Trump lo accoglie come si fa con i grandi ospiti, anche se l'intesa con Apple è più una tregua che un'alleanza. Ieri il presidente americano ha annunciato che l'azienda investirà altri 100 miliardi di dollari nella produzione interna, portando a 600 il totale promesso per i prossimi quattro anni.

«L'annuncio rappresenta un'ulteriore vittoria per la nostra industria manifatturiera e contribuirà al rientro della produzione di componenti critici, a tutela della sicurezza economica e nazionale degli Stati Uniti», ha dichiarato in una nota il portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers. Una scelta che arriva dopo mesi di pressioni e il rischio di subire tariffe devastanti per il settore. A febbraio Apple aveva già promesso 500 miliardi di dollari in investimenti, tra cui una nuova fabbrica di server in Texas e una supply Academy in Michigan, dando lavoro a 20.000 persone. Il nuovo impegno punta a riportare negli Stati Uniti una parte più ampia della filiera produttiva.

Questo, nonostante Apple continui a dipendere in larga parte da una rete produttiva internazionale. La quasi totalità degli iPhone è ancora assemblata in stabilimenti all'estero, soprattutto in Cina e in India, dove i costi di manodopera sono più bassi e la capacità produttiva è consolidata. Ma ora quella struttura è nel mirino: a maggio Trump ha minacciato di imporre tariffe del 25% su ogni dispositivo realizzato fuori dagli Stati Uniti.