Per i moralisti un tanto al chilo che pensavano di aver conquistato l’egemonia del mondo dopo la grassa vittoria al referendum costituzionale non è una fase semplice da gestire e per questo siamo qui a offrire loro la nostra più sincera, profonda e incondizionata solidarietà. Il caso Ranucci, in fondo, è solo l’ultimo tassello di un periodo drammatico, in cui i campioni del circo mediatico-giudiziario, abituati a sparare sentenze sulla base dei sospetti, abituati a infangare il prossimo sulla base di un rapporto d’amicizia, abituati a considerare atti di eversione le critiche alle azioni dei magistrati, sono ora costretti a fare i conti con le coordinate della propria presunta purezza. Con il caso Ranucci, i moralisti un tanto al chilo hanno scoperto, improvvisamente, l’arte della prudenza, hanno scoperto improvvisamente l’importanza di non trasformare i sospetti in condanne definitive, hanno scoperto la bellezza delle garanzie quando a essere indagati per averti messo una bombetta sotto casa sono i tuoi amici, hanno scoperto persino l’arte dell’accortezza, della cautela, della circospezione quando si descrivono i rapporti di amicizia, e non basta dunque una frequentazione con qualche brutto ceffo per trasformare quel legame in una prova di colpevolezza. Se un puro, intoccabile, è un amico di un impuro, e se magari il puro la sera piuttosto che andare a via Veneto va a via Lavitola, tutto è condonato.Ma per i moralisti un tanto al chilo la fase drammatica che si è curiosamente aperta dopo il referendum costituzionale, è certamente un caso, o forse sarà il karma, o forse gli astri, o forse l’oroscopo, o forse le maledizioni lanciate dai garantisti per il Sì, non ha nel suo prelibatissimo menù solo il caso Lavitola. Ci sono anche altre pietanze succulente. Si potrebbe parlare, per esempio, del caso Nicole Minetti e della incredibile tranvata presa dal partito dei mozzorecchi che ha tentato di dimostrare il complotto internazionale organizzato da Cipriani & Co. per ottenere la grazia e che ora si sta spendendo per far sì che gli sputtanatori sputtanati possano ottenere la grazia da chi li vuole querelare. Nel caso Minetti, come nel caso Ranucci, c’è una costante interessante che riguarda il ferito partito dei mozzorecchi e che ha a che fare con una novità interessante per chi ha fatto del giustizialismo un proprio cavallo di battaglia: le critiche forti, fortissime, ai malcapitati magistrati di turno, cui naturalmente va la nostra incondizionata solidarietà. Nel caso Ranucci, il conduttore di “Report” (le cui repliche da ieri sono state sospese dalla Rai), in nome di una amicizia profonda, profondissima, con il presunto bombarolo amico del cuore, arriva a dire che i magistrati stanno sbagliando tutto nelle loro indagini, che un amico del cuore, come Valter, indagato per strage con aggravante mafiosa, non farebbe del male a nessuno, e in nome dell’amicizia Ranucci suggerisce al magistrato di turno di cambiare obiettivo, di rivedere tutto, di mettere da parte le sue indagini.Nel caso Minetti, stessa storia: il mozzorecchi di turno, nel caso specifico il mondo che ruota attorno al Fatto quotidiano, una volta viste smontare le sue tesi d’accusa nientepopodimeno che dalla procuratrice generale della Repubblica è arrivato persino a minacciare la suddetta procuratrice generale della Repubblica dicendo, lo ha detto Marco Travaglio, che se la procuratrice generale di Milano, la dottoressa Francesca Nanni, non avesse chiesto scusa per aver smentito le inchieste del giornale sul caso Minetti, lui l’avrebbe querelata e Dio solo sa cosa avrebbe detto l’Anm se al posto di Travaglio a minacciare la querela a un magistrato importante fosse stato un impuro direttore di un giornale di destra (a un mese dalla querela minacciata, per la cronaca, nessuna querela è stata ricevuta dalla dottoressa Nanni).Tra le molte frittate presenti nel ricco menù dei mozzorecchi in difficoltà e in crisi di identità ce ne sono altre che non possono mancare all’appello. C’è il caso (4 giugno) dell’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993 (la sesta) con conseguente raffica di critiche alla gip che ha scelto di archiviare le indagini (i moralisti un tanto al chilo non difendono la magistratura, difendono solo i magistrati che seguono le direttive del partito delle manette, se qualcuno tradisce arriva la fatwa e arriva la gogna). C’è il caso dell’incredibile raffica di delusioni ricevute dal partito dei mozzorecchi sulle inchieste sull’urbanistica a Milano e, dopo il referendum costituzionale, è stato uno stillicidio. Nel primo processo, quello per Torre Milano, sono stati assolti tutti e otto gli imputati: avevano seguito in buona fede le prassi comunali e gli orientamenti giudiziari dell’epoca. Poco dopo, la Corte dei conti ha assolto anche i tre funzionari coinvolti nel caso Park Towers, escludendo la colpa grave. Il film è sempre lo stesso: magistrati elogiati quando portano avanti le indagini che piacciono al partito dei mozzorecchi, magistrati denigrati quando scoprono che le indagini erano solide come un’intervista di Ranucci in difesa di Lavitola. Semplificando, si potrebbe dire che per i puri vale sempre la mitica logica di Pietro Nenni: a forza di fare a gara per fare i puri ci sarà sempre uno più puro che ti epura.Ma in verità, nelle disfatte del partito dei mozzorecchi, c’è una buona notizia che noi ottimisti non possiamo non cogliere. E la buona notizia è quella che ci viene consegnata da tutti coloro che dopo aver passato una vita a santificare la magistratura, a decantare la sua infallibilità, a costruire carriere sulla cultura del sospetto, a trasformare le amicizie impresentabili in prove di colpevolezza oggi sono lì, dolcissimi, a offrirci grandi lezioni sulla cultura della cautela, sul senso del limite, sulla prudenza necessaria da adottare di fronte a un’indagine, sulla possibilità di dubitare delle scelte di un giudice. Per il partito dei mozzorecchi, che pensava di avere in pugno il mondo dopo la vittoria del referendum costituzionale, non è un momento semplice. Non sappiamo se basterà loro una cenetta a casa Lavitola per riprendersi, per ritrovare le forze, per ritrovare le emozioni di un tempo e le motivazioni di un tempo. Ma intanto siamo qui, sinceramente, a dare la nostra più sincera solidarietà a tutti i magistrati e i giudici trasformati in banditi fino a prova contraria dai mozzorecchi triturati come una tartare al ristorante Cefalù.
Non solo Ranucci. Le mille frittate del partito dei puri, dal referendum in poi
“Report” sospeso, caso Minetti, disfatte sull’urbanistica a Milano e archiviazioni su Dell’Utri e Berlusconi. Le sberle infinite rifilate al partito delle manette sono più istruttive di una cena di pesce a casa Lavitola
















