Le Ragioni di Israele
Antonio Picasso
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Israele si prepara a un terzo intervento sull’Iran. Però non è detto che le minacce del suo ministro degli esteri Katz portino davvero a un conflitto. Dopo la telefonata Netanyahu-Trump dell’altro giorno, ieri il presidente Usa ha detto che non intende coinvolgere l’alleato. Restarne fuori potrebbe essere un vantaggio per lo Stato ebraico.
D’altra parte, nel momento in cui in cielo a volteggiare sono soltanto i falchi, Netanyahu non può permettersi di fare la colomba. Che comunque non ha mai saputo fare. Se Usa, Iran e Turchia parlano il linguaggio di guerra, altrettanto deve fare Israele. Tanto più ora che si sono concluse le esequie di Ali Khamenei. L’eliminazione della Guida suprema non ha comportato la fine del regime. Fatto è che il suo numero uno non è morto di vecchiaia. Peraltro, a Gerusalemme non riescono a mandare giù l’esclusione dai negoziati in Svizzera. A Israele non si fa fare anticamera. Non è accettabile che una decisione regionale, diplomatica o di guerra che sia, venga presa senza il suo consenso. O intervento diretto. Ecco perché si continua a battere sul ferro libanese.







