Sarebbe un errore clamoroso considerare un evento ordinario il passaggio di consegne in Confindustria Reggio. Sono invece emerse parole d’ordine che disegnano un orizzonte e un metodo da confermare sul campo: la consapevolezza che un’impresa non è un microcosmo chiuso dentro i cancelli, ma energia vitale che vuole unirsi alla comunità per riportare Reggio a navigare a testa alta nella complessità che non si governa con slogan, tavoli alle calende greche e buone intenzioni. "Non ci viene chiesto di difendere il passato ma di meritare il futuro", ha detto il neo presidente, Alessandro Malavolti. E sono parole che pesano in questa città dove la comfort zone dell’autocelebrazione ha messo in ombra, troppo a lungo, la necessità di guardare dritti in faccia gli autogol pesanti commessi: il polo della moda saltato e una strategia pari a zero sulla logistica, per dirne due. Malavolti ha parlato di relazioni. Altra parola chiave. Le relazioni sono la radice della competitività. Non chiederemo a Confindustria di pensarla come noi, ma di non sprecare un’occasione di cambiamento. Per farlo Reggio ha bisogno di una classe dirigente che non confonda prudenza con immobilismo, che sappia scassare riti, procedure, timori reverenziali. Vale nel campo dell’imprenditoria, in quello sindacale e (doppio) nel campo politico che dovrebbe stimolare il confronto dinamico per poi stabilire le regole del gioco. Caratteristiche da recuperare senza nuove improvvisazioni o avventurismi amministrativi. Caro Malavolti, nessuno si salva da solo. Serve lavorare insieme con l’obiettivo di governare e contrattare il cambiamento di Reggio con un nuovo patto sociale che sia strumento stabile di confronto tra imprese, sindacati, istituzioni. Su cinque nodi. Il primo è la crescita della produttività, per riaccendere i salari. Il secondo è l’emergenza casa, infrastruttura produttiva e demografica da tradurre in welfare e contrattazione. Il terzo è l’emergenza demografica: entro il 2042 Reggio avrà il 22% in meno di forza lavoro. Sollecitiamo insieme il superamento della legge Bossi-Fini? Il quarto è il rilancio manifatturiero: ha bisogno di mercato interno, investimenti pubblici nell’innovazione ed energia competitiva. Perciò occorre un confronto senza tabù sull’opportunità dell’energia nucleare, anche nei nostri distretti. Infine, l’intelligenza artificiale che può diventare un progetto industriale, magari strutturando il rapporto con Unimore. La Cisl è pronta a fare la sua, con autonomia e responsabilità.
"Non si confonda più la prudenza con l’immobilismo"
Sarebbe un errore clamoroso considerare un evento ordinario il passaggio di consegne in Confindustria Reggio. Sono invece emerse parole d’ordine...







