"No foto, no video". E’ questo il tormentone che ha accompagnato la vigilia del concerto dei Jethro Tull. Cartelli dappertutto, a ricordare anche ai più distratti la celebre avversione di Ian Anderson e compagni alle foto scattate dal pubblico. E un annuncio poco prima del via alle danze per ribadire il concetto, con l’appuntamento a fine concerto per un momento di "photo opportunity". Poi, finalmente, il via alla musica, con una carrellata di successi della band britannica che ripercorre una carriera iniziata nel 1967 e caratterizzata da un linguaggio unico, che fonde rock progressivo, folk, blues e musica classica in una formula diventata inconfondibile.

Per le oltre 2.500 persone sedute in piazza del Duomo una scaletta che è andata da ‘Some day the sun’ a ‘A song for Jeffrey’, passando per ‘Songs from the wood’, ‘Beggars Farm’, ‘The navigators’, ‘Donkey’, prima del finale con ‘Budapest’, ’Aqualung’, ‘Locomotive breath’ e ‘Cheerio bows’.

Brani-icona per intere generazioni, che si sono ritrovate fianco a fianco sulle sedie di piazza del Duomo a condividere note, sentimenti ed emozioni.

Al centro di tutto lui: Ian Anderson. Settantotto primavere suonate (è il caso di dirlo), quasi settantanove: musicista e autore capace di trasformare il flauto traverso in uno strumento protagonista del rock. La tappa di Pistoia si inserisce nel tour europeo che accompagna il repertorio storico della formazione e valorizza anche le produzioni più recenti, a dimostrazione di una creatività mai esaurita.