L’uomo che con l’allora insolito flauto traverso è passato alla storia del rock, Ian Anderson, continua a guidare con classe e carisma quei Jethro Tull che fondò nel 1967 a Blackpool. Il mito di una delle compagini simbolo dell’epopea prog-rock si rinnova domenica 1 marzo al Teatro Colosseo con il concerto in programma alle 21 nell’ambito della tournée scaturita dalla pubblicazione del disco “Curious Ruminant”.
Nel brano “Curious Ruminant” cita Jung e Freud: che ruolo gioca la psicoanalisi nella sua creatività e nella sua vita?
«Assolutamente zero! Godo di buona salute mentale e mi sento padrone delle mie emozioni e della mia consapevolezza spirituale. Essere un musicista creativo probabilmente aiuta in tutto».
L’album occupa un’intera parte del concerto o è distribuito nella serata?
«Dato che abbiamo un repertorio così vasto, composto da oltre trenta dischi in studio, suoniamo solo due canzoni dell’ultimo, inclusa la title track. Dobbiamo fare una selezione rappresentativa di 58 anni di brani registrati e cercare di offrire un quadro generale della musica dei Jethro Tull attraverso i diversi stili, epoche, argomenti e dinamiche che li hanno caratterizzati. Sono scelte difficili da fare».






