di Davide Costa
Questa sera appuntamento da non perdere al Pistoia Blues: sul palco di piazza del Duomo per la serata conclusiva del festival, infatti, saliranno i Jethro Tull di Ian Anderson. Per la band, che ha fatto la storia del rock progressivo britannico, sarà la quarta volta al Pistoia Blues, dopo le edizioni 1999, 2003 e 2008.
Ian Anderson, la vostra band è una delle più longeve della storia del rock, attiva fin dal 1967. Nel 2014, però, lei annunciò la fine dei Jethro Tull per dedicarsi alla carriera solista, salvo poi tornare al nome storico nel 2017. Perché non proseguire da solo?
"Dopo il 2011 dissi che non c’erano piani per un nuovo album dei Jethro Tull, ma questo non significa che la band si fosse sciolta. Negli anni successivi abbiamo continuato a fare tournée e concerti: alcuni sotto il nome Jethro Tull, quando proponevamo il repertorio storico, altri come Ian Anderson, soprattutto quando il focus era sugli album solisti. La denominazione dei concerti dipende semplicemente dal materiale eseguito. Attualmente tutta la musica proposta dal vivo è stata pubblicata sotto il nome Jethro Tull, quindi la scelta è chiara".
Nel corso della carriera avete ricevuto numerosi riconoscimenti. Il più curioso resta forse il Grammy del 1989 come ‘Hard Rock/Metal Performance’, che molti si aspettavano andasse ai Metallica. Quanto contano per lei premi e riconoscimenti?


