L’espansione dell’intelligenza artificiale rischia di essere frenata da un oggetto enorme, costoso e difficile da produrre in serie: il trasformatore elettrico, la macchina che rende utilizzabile l’energia spostandola da una tensione all’altra. I data center consumano quantità di elettricità paragonabili a quelle di piccole città, ma la corrente non arriva ai server semplicemente perché esiste sulla rete. Deve essere adattata, stabilizzata e distribuita. Senza trasformatori disponibili nei tempi dei cantieri, anche un centro dati pieno di chip può restare fermo.

Il Financial Times ha dedicato un lungo approfondimento a questa strozzatura poco visibile al grande pubblico, mostrando come un dispositivo nato dal principio di induzione elettromagnetica scoperto da Michael Faraday nel 1831 sia diventato una variabile decisiva per l’economia dell’IA. Circa il 90 per cento dell’elettricità mondiale passa attraverso un trasformatore nel tragitto dalla produzione al consumo. È il passaggio che consente alla corrente di viaggiare ad alta tensione sulle grandi distanze e di essere poi ridotta a livelli utilizzabili da abitazioni, industrie e data center.

La domanda di trasformatori era già salita prima che i data center dell’IA entrassero con questa forza sul mercato. Le reti occidentali hanno accumulato anni di manutenzione rinviata, mentre la crescita delle rinnovabili ha moltiplicato i punti in cui l’elettricità deve essere raccolta, portata alla tensione corretta e immessa nel sistema. A questo si sono aggiunti nuovi carichi, dai depositi di ricarica agli impianti industriali riportati più vicino ai mercati finali.