<p>Ci sono giornate sui mercati valutari in cui più elementi si allineano nella stessa direzione e il movimento che ne scaturisce ha una forza difficile da ignorare. È quello che è accaduto sul cambio tra il <strong>dollaro neozelandese</strong> e il <strong>dollaro americano</strong> che, questa settimana, ha chiuso in <strong>rialzo dell’1,2%</strong> a 0,5765 dollari.

A muovere il <strong>kiwi</strong>, come viene chiamato il dollaro neozelandese nel gergo dei mercati, sono stati due catalizzatori distinti ma convergenti: una <strong>banca centrale</strong> che ha sorpreso tutti con un <strong>rialzo dei tassi</strong>, e un <strong>mercato del lavoro americano</strong> che ha deluso le aspettative in modo altrettanto clamoroso. </p> <h2>La Reserve Bank of New Zealand sorprende i mercati</h2> <p>Il protagonista principale di questa ottava è la <strong>Reserve Bank of New Zealand</strong>, che ha alzato il <strong>tasso di riferimento</strong> di 25 punti base, portandolo al <strong>2,50%</strong>.

La reazione degli investitori è stata immediata visto che, prima della riunione, i mercati prezzavano una probabilità del 36% di un rialzo aggiuntivo entro dicembre, mentre ora scontando almeno due ulteriori strette, da un quarto di punto, entro la fine dell'anno.