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L'estate 2026 continua a spingere sull'acceleratore. Dopo i primi picchi di maggio e della fine di giugno, i temporali di inizio luglio hanno rappresentato soltanto una pausa apparente. Le temperature sono infatti rimaste stabilmente sopra i 30 °C da oltre un mese, con numerose giornate comprese tra i 32 e i 35 °C, mentre le previsioni indicano un nuovo e deciso rialzo nei prossimi giorni. Più che una nuova emergenza, spiegano gli esperti, è la conferma che "il caldo non se n'è mai andato", alimentando il sospetto di una "nuova normalità permanente".
A fare il punto è Luca Lombroso, meteorologo di Meteored Italia, che parte da una precisazione terminologica. Se nel linguaggio comune si parla spesso di "ondata di caldo", gli organismi scientifici internazionali preferiscono il termine "onda di calore". L'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e l'Organizzazione mondiale della sanità (WHO) definiscono infatti questo fenomeno come "un periodo durante il quale un eccesso locale di calore si accumula attraverso una successione di giorni e notti insolitamente caldi".
La differenza non è soltanto linguistica. "Onda di calore" descrive infatti un processo di accumulo progressivo del calore, soprattutto durante le notti, quando le temperature rimangono elevate e impediscono a persone, edifici e ambiente di raffreddarsi. È proprio questa persistenza a determinare gli effetti più pesanti su salute, infrastrutture, agricoltura e risorse idriche.











