Il Mali sta attraversando una gravissima crisi istituzionale e di sicurezza che sembra progressivamente peggiorare, dopo gli attacchi del 25 aprile. Dallo scorso sabato diverse città sono state prese di mira in una nuova offensiva coordinata dei combattenti tuareg dell’Esercito di Liberazione del Mali (Fla) e dei miliziani jihadisti del Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani (Gsim/Jnim), ramo saheliano di Al-Qaeda, con il governo di Bamako che ha indicato, questo mercoledì, di aver «respinto l’offensiva» in molte località: Aguelhok e Gao nel nord, Sévaré nel centro e Kenieroba nel sud.
Tranne Anéfis, piccola città con meno di 10mila abitanti, considerata strategica perché isolerebbe la base di Aguelhok, situata molto più a nord tra Kidal e il confine con l’Algeria, evitando una nuova controffensiva governativa nella regione di Kidal, che i separatisti tuareg considerano la loro roccaforte e hanno riconquistato ad aprile, insieme ai jihadisti del Gsim.
Secondo la stampa maliana, «i militari delle Forze armate maliane (Fama), insieme ai mercenari russi dell’Afrika Corps, hanno ripreso il controllo della città tra giovedì sera e venerdì mattina», dopo giorni di aspri combattimenti. Un convoglio militare, partito martedì da Gao, è arrivato nella serata di giovedì, dopo essere diventato bersaglio di numerosi attacchi da parte della coalizione Fla-Gsim lungo il percorso. Il convoglio, composto da una sessantina di veicoli e protetto dall’aviazione, si è trasformato in un «bersaglio per imboscate e bombardamenti, con la distruzione di 11 veicoli e la morte di almeno 50 tra militari maliani e mercenari russi».













