Africa Express

Riccardo Renzi

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Il progressivo arretramento degli uomini degli Africa Corps dal nord del Mali segna un passaggio geopolitico che va ben oltre il teatro saheliano. È il primo vero cedimento strategico del modello di sicurezza esportato da Mosca nel continente africano. Gli attacchi coordinati del gruppo jihadista JNIM e dei separatisti tuareg del Fronte di Liberazione Azawad hanno evidenziato ciò che molti osservatori europei e americani sostenevano da tempo: la sicurezza non può essere garantita esclusivamente attraverso mercenari e repressione militare, soprattutto in contesti statali fragili e privi di istituzioni inclusive.

Il problema non è soltanto militare. È istituzionale, economico e giuridico. Le giunte del Sahel — dal Mali al Burkina Faso fino al Niger — hanno progressivamente smantellato i meccanismi democratici, represso l’opposizione civile e concentrato il potere nelle mani delle forze armate, promettendo in cambio sicurezza e stabilità. La perdita di controllo delle principali direttrici logistiche e l’incertezza sulla continuità amministrativa compromettono la sostenibilità finanziaria dello Stato. In termini di finanza pubblica, ciò significa incapacità crescente di garantire pagamenti, servizi essenziali e investimenti infrastrutturali. L’uccisione del ministro della Difesa Sadio Camara aggrava ulteriormente il quadro. Camara era il principale interlocutore di Mosca e il perno della cooperazione militare russo-maliana. La sua eliminazione apre un vuoto di potere che indebolisce sia la giunta guidata da Assimi Goïta sia la presenza russa nel Paese.