*da Bamako (Mali)

L’Africa ha un nemico. Ha le caratteristiche di un virus. Infetta, si espande, resiste ai tentativi di combatterlo e distruggerlo. È il terrorismo di matrice islamica che però di religioso ha spesso solo la facciata. Una proclamazione di appartenenza e di pulizia morale che nasconde altri intenti. È un esercito - non unico ma formato da differenti battaglioni che capita si facciano guerra tra loro – che negli ultimi anni ha espanso a dismisura le proprie file e con questo gli attacchi e le vittime. Ed è un esercito che sebbene agisca nel continente africano ha reti e collegamenti in tutto il mondo. Non avrebbe potuto, altrimenti, crescere e svilupparsi così tanto.

“L'Africa rimane l'epicentro del terrorismo globale”, dichiara l’ONU. Un terrorismo trainato non tanto dalla radicalizzazione religiosa ma che si alimenta di fragilità e povertà, disuguaglianze e frustrazioni. Mancanza di lavoro, di prospettive, irrilevanza sociale ma anche contrasti su base etnica, sono alcuni dei motivi che spingono troppi giovani ad aderire ai gruppi terroristici i cui leader hanno gioco facile nell’opera di arruolamento, puntando sul senso di identificazione, sul potere, sulla forza, sul possesso di un’arma.