ROMA – La crisi dei diritti di rifugiati e richiedenti asilo in Tunisia diventa sempre più seria, scrive Amnesty International. Dal 2023 il governo ha sottoposto i migranti, in particolare i sub-sahariani, a una sistematica politica di esclusione razziale fatta di arresti arbitrari ed espulsioni collettive. Le cose sono peggiorate nel 2024 quando le autorità hanno ordinato all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) di sospendere le registrazioni delle richieste di asilo e le procedure di assegnazione dello status di rifugiato. Questa decisione ha esposto migliaia di persone, già emarginate, a un ulteriore isolamento. Mentre la sponda Sud del Mediterraneo interrompe le pratiche di accoglienza, l’Unione Europea le offre supporto per il controllo delle migrazioni nell’ambito della politica di esternalizzazione delle frontiere, ignorando le violazioni dei diritti di cui Tunisi è responsabile. “I rifugiati e i richiedenti asilo in Tunisia vengono deliberatamente intrappolati in un sistema che non offre né protezione né una via d'uscita sicura”, commenta Sara Hashash, vicedirettrice regionale di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa.
L’inchiesta di Amnesty. Da febbraio 2026 l’organizzazione ha parlato con ventiquattro testimoni provenienti da Afghanistan, Algeria, Camerun, Repubblica Centrafricana, Guinea, Libia, Sierra Leone e Sudan. Valentin, un rifugiato camerunense che oggi si trova in Francia, è stato detenuto a Tunisi tra marzo e giugno 2025: le autorità gli hanno impedito di accedere alla procedura per il riconoscimento dello status e lo hanno condannato per ingresso illegale nel Paese. Due richiedenti asilo della Sierra Leone sono stati catturati dalla polizia, sempre a Tunisi, nell'agosto del 2025. Almeno tre donne richiedenti asilo della Guinea e della Sierra Leone sono state arrestate dalle forze dell’ordine mentre mendicavano a Djerba a maggio. Il Centro di Ouardia, a sud della capitale, è una struttura ormai abitualmente destinata alla detenzione amministrativa dei migranti, i quali possono essere trattenuti a tempo indeterminato senza avere la possibilità di difendersi, per poi essere rimpatriati nei Paesi d'origine.






