Da anni il dossier dei migranti irregolari provenienti dai Paesi dell'Africa subsahariana cova sotto la cenere in Tunisia**,** con un dibattito che si placa a fatica per poi tornare regolarmente in primo piano. Tra gli appelli all'espulsione e gli allarmi su un possibile cambiamento della composizione demografica del Paese, questo dossier è rimasto una delle questioni più divisive all'interno della società tunisina.

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La campagna contro i migranti ha raggiunto il suo apice negli ultimi mesi, con l'escalation di discorsi d'odio sulle piattaforme social e la comparsa di inviti espliciti a esercitare violenza contro di loro. Anche se simili posizioni e dichiarazioni non sono nuove, la loro frequenza è aumentata e si è aggravata di recente, con la circolazione di post che parlano di aggressioni, trascinamenti per strada e sfratti, suscitando a loro volta reazioni indignate e dure critiche da parte di attivisti per i diritti umani.

Le radici del dibattito attuale risalgono alle dichiarazioni rilasciate dal presidente tunisino Kaïs Saïed nel febbraio 2023, quando ha parlato dell'arrivo di quelle che definì "orde di migranti irregolari provenienti dall'Africa subsahariana", ritenendo che ciò avesse portato a un aumento di "violenza, reati e pratiche inaccettabili". Saïed aveva sostenuto inoltre che la situazione facesse parte di "un piano criminoso volto a cambiare la composizione demografica" e a trasformare la Tunisia in "un Paese esclusivamente africano, senza alcun legame con le nazioni araba e islamica", secondo le sue parole.