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Silvia M. C. Senette
L’attore romano e i monologhi scritti col fumettista Makkox: «Anche io preferisco ingegnarmi per far funzionare le cose un po’ alla meglio, assecondando la più autentica specialità nazionale: arrangiarsi e procrastinare»
«Io sono come tutti gli italiani: un guasto, in casa, deve passare sul mio cadavere prima che io decida di ripararlo. Preferisco ingegnarmi per far funzionare le cose un po’ alla meglio, assecondando la più autentica specialità nazionale: arrangiarsi e procrastinare». La fustigazione ironica ha reso Valerio Aprea uno dei volti più colti e amati del panorama attoriale italiano, perennemente in bilico tra il cinismo di serie cult come Boris e la saga cinematografica Smetto quando voglio e la satira sociale affilata di Propaganda Live. Sabato 11 luglio alle 21 al Pavillon des Fleurs, nella rassegna culturale Appuntamento a Merano, l’attore romano presenterà il libro Il (vero) problema di questo paese scritto a quattro mani con il fumettista Makkox (Solferino Libri, 176 pagine, 16,50 euro). Il pubblico altoatesino lo ritroverà a dicembre, interprete sul palcoscenico nei cartelloni del Teatro Cristallo e dello Stabile, con l'intenso monologo Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta, nato dalla penna di Sandro Bonvissuto.






