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Laura Martellini

Per il ministro degli Esteri Antonio Tajani «il suo impegno contro il terrorismo e ogni forma di eversione resta un esempio per le istituzioni e tutti coloro che sono chiamati a servire la Repubblica»

Una Santa Messa commemorativa in occasione del cinquantesimo anniversario dell’assassinio del giudice Vittorio Occorsio si è tenuta venerdì mattina presso l’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione: ha partecipato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Vittima del terrorismo di estrema destra durante gli anni di piombo, il giudice condusse i processi per la strage di piazza Fontana e contro il movimento terroristico di ispirazione neofascista Ordine Nuovo. Venne ucciso a Roma la mattina del 10 luglio 1976 con trentadue colpi di mitra, mentre si recava in ufficio con la sua auto, all'incrocio tra via Mogadiscio e via Giuba, a poche decine di metri da casa sua. Qui una targa lo ricorda ogni giorno. Una seconda si trova nel vicino parco di Villa Leopardi da lui frequentato, restaurata di recente dopo una segnalazione del nipote del magistrato, che porta lo stesso nome.

La storia I terroristi fuggirono portando via la borsa del magistrato e sul posto lasciarono alcuni volantini con cui Ordine Nuovo rivendicava l'omicidio, sostenendo di aver condannato a morte il magistrato perché colpevole di aver «servito la dittatura democratica perseguitando i militanti» del movimento. Condannati per l'assassinio i neofascisti Pierluigi Concutelli e Gianfranco Ferro, legati ai gruppi di estrema destra. Il primo è stato autore, in carcere, anche degli omicidi di due detenuti che avrebbero potuto rendere dichiarazioni accusatorie sui fatti criminosi. Dieci anni dopo la condanna degli esecutori materiali, il processo presso la Procura di Firenze contro i maggiori esponenti del gruppo accusati di essere i mandanti si concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati.