Un concorso per un posto da ricercatore all’Università Magna Graecia di Catanzaro, celebrato lo scorso anno, finisce al centro di un caso politico e istituzionale per una serie di presunte anomalie che riguardano la composizione della commissione, i rapporti professionali tra uno dei commissari e la candidata risultata vincitrice e la riduzione della durata della scuola di specializzazione frequentata dalla stessa ricercatrice. La vicenda è approdata in Parlamento con un’interrogazione presentata al Senato da Andrea Crisanti, parlamentare del Partito democratico, microbiologo e docente universitario, e con un’interpellanza depositata alla Camera dalla deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi. Entrambi chiedono al governo, e in particolare alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, di fare luce sulle procedure seguite dall’ateneo catanzarese. Crisanti ha sollecitato anche l’invio immediato di ispettori ministeriali e la sospensione degli effetti della procedura selettiva fino al completo chiarimento delle circostanze emerse.
Il concorso e il rapporto tra la vincitrice e il commissario
Il concorso riguardava un posto da ricercatore a tempo determinato di tipo B, Rtd-B, in Endocrinologia, all’interno del dipartimento di Scienze della salute dell’Università Magna Graecia. Si tratta di una delle posizioni più importanti e ambite nella carriera accademica, perché al termine del contratto triennale può consentire l’accesso al ruolo di professore associato a tempo indeterminato. Uno dei componenti della commissione giudicatrice, il professore Antonio Brunetti, sarebbe stato in precedenza tutor della vincitrice del concorso e avrebbe mantenuto con lei un rapporto professionale particolarmente intenso. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Post, i due risulterebbero coautori di 36 pubblicazioni scientifiche e contitolari di una domanda di brevetto relativa a un composto sperimentale studiato come possibile trattamento per il diabete di tipo 2. Il professore, al momento della nomina nella commissione giudicatrice, avrebbe sottoscritto una dichiarazione di assenza di conflitti di interesse. È proprio la continuità e l’intensità della collaborazione scientifica tra il commissario e la candidata ad aver sollevato interrogativi sull’opportunità della sua partecipazione alla valutazione.







