Met� dei giovani lavoratori prova un senso di colpa quando ricorre all'intelligenza artificiale per svolgere il proprio mestiere. Eppure sono esattamente quelle competenze che i datori di lavoro cominciano a chiedere, in alcuni casi prima ancora di una laurea. � il cortocircuito che Employment Hero, piattaforma per la gestione del personale, chiama "il paradosso dell'IA", sulla base di un sondaggio condotto su 8.744 tra dirigenti e dipendenti nel Regno Unito, in Australia, in Canada e in Nuova Zelanda. Nel Regno Unito il 41% dei lavoratori dichiara di sentirsi in colpa a usare l'IA per produrre il proprio lavoro, quota che sale al 51% tra la Gen Z. Nei quattro mercati sondati, pi� di quattro utilizzatori su dieci descrivono l'uso di questi strumenti come una forma di imbroglio. Il dato arriva da un'azienda che ha un interesse diretto nella storia che racconta, e va quindi preso come un segnale pi� che come una verit� assoluta. Il segreto tenuto nascosto Il senso di colpa ha un costo, perch� si tende a nascondere ci� che mette a disagio. Ria Kaur, studentessa universitaria che si muove tra un tirocinio e l'altro, lo ha detto senza giri di parole: "L'IA pu� sembrare il mio piccolo sporco segreto". La causa, secondo lei, � uno stigma che dipinge i giovani come pigri: usare l'IA sul lavoro fa presumere agli altri che si stiano prendendo delle scorciatoie, anche quando serve solo a capire un compito o a prepararsi per una riunione. Il 60% dei datori di lavoro pensa che il proprio personale veda l'IA in modo positivo, mentre oltre quattro dipendenti su dieci dicono che usarla somiglia a barare. E se il 65% dei dirigenti sostiene che l'IA sta accelerando l'attivit�, il 63% dei dipendenti risponde che ha creato pi� lavoro, sotto forma di verifica di ci� che la macchina produce. La competenza che batte il titolo di studio Ci� che genera disagio � la stessa cosa che le aziende setacciano sempre pi� spesso nei candidati. Su tutte le imprese le competenze di IA figurano al sesto posto nella lista dei desideri, al 31%, dietro capisaldi come l'etica del lavoro (56%) e la comunicazione (46%); ma nelle aziende pi� orientate all'IA salgono al primo posto. Le menzioni di queste competenze negli annunci di lavoro sono cresciute del 235% in un anno, e secondo Employment Hero, "Claude" � il termine di competenza in pi� rapida crescita del 2026. Quasi sei imprese su dieci hanno gi� ricalibrato i criteri di assunzione verso l'IA, e un altro quarto conta di farlo. Il personale, per�, non ha ancora colmato il divario: sei dipendenti su dieci giudicano bassa o nella media la propria capacit� di usare questi strumenti, e cos� i pi� giovani si formano da soli. Oltre la met� dichiara di aver imparato l'IA sui social, con una punta del 56% nel Regno Unito. Gli under-25 hanno 1,8 volte pi� probabilit� degli over-55 di considerare quella formazione un compito proprio, non del datore di lavoro. Intanto l'asticella continua a spostarsi, e con essa la definizione stessa di IA. Ken Griffin, fondatore di Citadel, sostiene che gran parte di ci� che le aziende chiamano IA sia in realt� vecchio machine learning con un'etichetta alla moda. A fargli cambiare idea, ha raccontato, � stato un caso preciso: un suo collaboratore ha costruito un sistema agentico capace di riprodurre e verificare articoli accademici di finanza, un lavoro che a un esperto richiede dalle sei alle otto settimane e che il sistema ha svolto in due o tre ore ad articolo. "Non � soltanto un lavoro da colletti bianchi, � un lavoro da master o da dottorato", ha detto, prevedendo una "et� dell'oro dell'attivit� imprenditoriale" in cui piccole squadre che governano agenti IA possono sfidare colossi che un tempo avevano bisogno di decine di persone. La lettura di Employment Hero resta ottimista: nel suo rapporto, firmato dall'amministratore delegato Ben Thompson, l'IA agisce da creatore di posti di lavoro pi� che da distruttore, e le imprese che l'hanno messa al centro hanno aumentato gli organici di primo impiego a un ritmo quasi doppio rispetto a chi non l'ha adottata. Ma il silenzio ha un costo: se le persone usano l'IA nell'ombra, chi gestisce non pu� vederne l'impatto reale, governarne i rischi o diffondere le buone pratiche. "Usare l'IA sul lavoro non dovrebbe far sentire come se si stesse imbrogliando", ha sintetizzato Kevin Fitzgerald, direttore generale di Employment Hero nel Regno Unito:"dovrebbe essere come usare qualunque altro strumento che aiuta a fare il proprio mestiere".
"Il mio piccolo sporco segreto": metà della Gen Z si sente in colpa a usare l'IA
Un sondaggio globale di Employment Hero su quasi 8.800 persone fotografa lo strappo: il 51% della Gen Z britannica prova disagio a usare l'IA, mentre le aziende iniziano a pesare quelle competenze pi� dell'esperienza e del titolo di studio






