La Corte di Cassazione ha messo la parola fine a una delle più complesse e discusse inchieste in materia di reati ambientali legate al settore delle energie rinnovabili nel Mezzogiorno. I giudici della Suprema Corte hanno confermato l’assoluzione con formula piena per tutti gli imputati coinvolti nel procedimento battezzato dagli inquirenti “Erebo Lacinio”, incentrato sulle presunte irregolarità gestionali di un importante impianto per la produzione di biogas. Il pronunciamento valida in via definitiva una linea difensiva che ha superato indenne ogni grado di giudizio, raccogliendo il parere favorevole di diciassette magistrati complessivi che hanno sancito la totale regolarità dell’attività industriale svolta dall’azienda “Le verdi praterie”.
La pronuncia degli ermellini non si limita a scagionare i vertici societari, ma delinea un perimetro normativo chiaro per l’intero comparto della transizione ecologica. “Grazie ad uno straordinario lavoro di squadra che ha coinvolto altri ottimi avvocati ed eccellenti consulenti – commenta l’avvocato Francesco Verri, Partner di Ontier – siamo riusciti a smentire accuse che la Procura della Repubblica ha sostenuto con vigore in ogni sede. Accogliendo la nostra tesi, la Cassazione ha messo fine a una vicenda giudiziaria che ci ha visto impegnati con successo per finti anni. È stato fissato un importante principio di diritto: non si può scomodare il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti per (tentare di) sanzionare l’utilizzo di prodotti e sottoprodotti nel settore della produzione di energie rinnovabili e di recuperare gli incentivi percepiti dai titolari degli impianti”.







