Tornano in sala le versioni restaurate di due film che vale la pena di vedere. Il primo è un giallo a tinte horror di uno dei “piccoli” maestri del nostro cinema, il secondo è una magnifica avventura di uno dei maestri assoluti del cinema d’animazione. Due film degli anni settanta, quando ancora esistevano i cinema di seconda visione.
In La casa dalle finestre che ridono, film del 1976 di Pupi Avati, Lino Capolicchio (all’epoca attore feticcio di Avati) interpreta Stefano, un pittore che negli anni cinquanta è chiamato a restaurare un macabro affresco di un artista eccentrico (per non dire pazzo) in una chiesetta sperduta nelle campagne della bassa padana.
L’affresco, una terrificante e cruda rappresentazione del martirio di San Sebastiano, affascina Stefano, che comincia a ricostruire la vita e la figura dell’autore, imboccando una strada che punta dritta a un orribile segreto di provincia, una provincia italiana contadina, cupa, depressa e ancora selvaggia.
È uno dei pochi film che mi hanno fatto rizzare i capelli in testa e, secondo me, uno dei più riusciti del primo Pupi Avati, che ancora non era diventato l’autore perfettamente riconoscibile dello sceneggiato Rai Jazz band (tre puntate andate in onda nel 1978), di Una gita scolastica, Festa di laurea, Regalo di Natale e via dicendo.






