Sul fondale marino del Giappone è stato scoperto un immenso deposito di oro, le cui concentrazioni sono state riconosciute come “estremamente elevate” dai ricercatori. Lo studio pubblicato su su Scientific Reports.

Una fumarola nera in un campo idrotermale sul fondale dell'Oceano Atlantico. Credit: Wikipedia/MARUM

Sul fondale oceanico del Giappone è stato trovato un enorme deposito di oro, associato a un campo idrotermale nel cuore della caldera di un vulcano sottomarino, quella di Higashi-Aogashima. Il prezioso metallo non sgorga dalle sorgenti idrotermali sotto forma di splendenti pepite, bensì è incastonato nella struttura cristallina – o come nanoparticelle – della pirite, il cosiddetto “oro degli sciocchi” o degli stolti. Il minerale è conosciuto con questo nome curioso perché si presenta di un colore giallo ottone lucente, in grado di ingannare i cercatori inesperti nonostante le significative differenze con l'oro vero. La pirite, ad esempio, è molto dura (l'oro vero è malleabile), lascia una striscia nera o verdastra anziché gialla brillante, emana un cattivo odore di uova marce se riscaldata (contiene zolfo e ferro, la formula chimica è FeS2) e in genere si presenta come cristalli cubici geometricamente perfetti, a differenze delle pepite auree irregolari. Ma la pirite, grazie ai processi idrotermali che avvengono negli abissi, può incastonare anche l'oro vero, e quella presente nella caldera del vulcano giapponese è la pirite con la più elevata concentrazione di oro mai rilevata al mondo, fino all'1,9 percento del peso complessivo. Si tratta dunque di un vero e proprio tesoro sommerso, che potrebbe stuzzicare gli appetiti per l'estrazione mineraria (con potenziali, gravi danni all'ecosistema).