I partenariati speciali pubblico-privati sono uno strumento amministrativo innovativo utile ad affrontare complessi processi di sviluppo territoriale, oltre al recupero e alla valorizzazione di beni culturali. Potrebbero estendersi anche ad altri ambiti.
Dalla logica dell’appalto a quella della collaborazione
Nella sua versione attuale, il partenariato speciale pubblico privato (Pspp) è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2023 con il Codice dei contratti pubblici, (art. 134, c. 2 Dlgs 36/2023). L’obiettivo è favorire la valorizzazione del patrimonio culturale pubblico, attraverso procedure meno vincolate rispetto ai tradizionali appalti, e modelli di governance orizzontale capaci di attrarre competenze, risorse e innovazione.
La normativa permette allo stato, alle regioni e agli enti territoriali di attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati per assicurare la fruizione del patrimonio culturale nazionale, sia di beni immobili che mobili. La caratteristica più interessante dei Pspp è che non si basano su una logica di scambio economico, ma su una “comunione di scopo”: è un accordo di lungo periodo – in genere 20-30 anni, rinnovabile – tra il comune e un ente del Terzo settore. Il bene resta di proprietà pubblica; il partner lo gestisce, investe risorse proprie e raccolte altrove (donazioni, bandi, Art Bonus) e si assume il rischio della gestione quotidiana, mentre il comune mantiene un ruolo di indirizzo attraverso incontri periodici con il partner.









