Non c’è dubbio che il problema rappresentato da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 stelle non è facile da gestire e non lo sarebbe per nessun segretario del Pd, ma è altrettanto evidente che continuare a far finta che il problema non esista, come sta facendo Elly Schlein, non aiuterà a risolverlo. E questa non è una supposizione, ma un fatto di cui abbiamo già avuto la controprova, e per ben due volte, perché è esattamente la linea che hanno seguito i predecessori di Schlein: Nicola Zingaretti prima, che per questo motivo si è dovuto dimettere da segretario del Pd nel bel mezzo della legislatura, ed Enrico Letta poi, che per lo stesso motivo si è giocato le elezioni.
Entrambi hanno ostinatamente seguito lo stesso assurdo copione, rifiutandosi categoricamente di porre la questione dell’accordo con i cinquestelle sul piano dei principi e delle scelte politiche di fondo, perché decidere su cosa cedere e su cosa impuntarsi avrebbe esposto tutte le contraddizioni tanto della sinistra filogrillina quanto dei cosiddetti riformisti già convertiti all’abbraccio con Conte in nome del realismo politico (o come volete chiamarlo). E così, ogni volta in cui si sono presentate scelte che non era possibile eludere o rinviare, come con la formazione del governo Draghi e poi con la guerra in Ucraina, il castello di carte è crollato su stesso.







