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Il trasporto marittimo, da servizio a supporto del commercio internazionale, oggi più che mai sta diventando un asset strategico per garantire sicurezza degli approvvigionamenti, continuità delle catene logistiche e competitività globale. Lo sottolinea Andrea Olivi, global head of shipping del colosso del trading Trafigura, in un'intervista al media cinese Xinde Marine News, dove spiega che il colosso svizzero del trading di materie prime nel 2015 controllava meno di cento navi (e il desk marittimo operava per soddisfare le esigenze logistiche interne) e oggi circa 500 tra petroliere e bulk carrier. Non solo: oltre il 60% dell'attività è svolta per clienti esterni, tra cui raffinerie asiatiche, compagnie petrolifere nazionali e altri trader internazionali.Per decenni i grandi trader hanno potuto contare sulla disponibilità del mercato del charter per reperire rapidamente capacità di trasporto, oggi guerre, sanzioni, tensioni geopolitiche, criticità assicurative e rischi operativi rendono molto più importante poter disporre di tonnellaggio (capacità di stiva) sotto il proprio diretto controllo. Per questo Trafigura ha iniziato ad affiancare alla tradizionale attività di chartering anche investimenti diretti negli asset navali. La strategia di Oliva consiste nel combinare navi di proprietà, contratti di noleggio a lungo termine, leasing e altre forme di controllo della capacità di stiva, così da aumentare il portafoglio logistico e ridurre l'esposizione alla volatilità del mercato. «La questione non è possedere tutte le navi» è il concetto espresso da Olivi, «ma essere certi di poter disporre della capacità necessaria quando il mercato entra in crisi».Tra le decisioni più rilevanti degli ultimi mesi figura non a caso l'ordine in Cina di oltre dieci maxi-petroliere Very Large Crude Carrier, una scelta nata da una precisa lettura dell'evoluzione del mercato petrolifero. La crescita della produzione di greggio proviene sempre più da aree lontane dai principali mercati di consumo asiatici, come Guyana, Venezuela, Argentina e Africa occidentale. Questo determina un aumento delle distanze percorse dalle petroliere e quindi dell'indice tonnellate-miglia. A sostenere il mercato contribuiscono anche l'invecchiamento della flotta mondiale e la progressiva uscita dal mercato convenzionale delle unità coinvolte nei traffici sanzionati o riconducibili alla cosiddetta "shadow fleet". Secondo il manager di origini genovesi l'espansione della capacità dei terminal petroliferi di ricevere navi di grandi dimensioni e la ricerca di maggiori economie di scala continueranno a favorire il segmento delle Vlcc.Non solo le navi ma anche i porti diventano infrastrutture strategiche. Uno dei messaggi più significativi dell'intervista riguarda il ruolo strategico assunto dagli asset marittimi. Olivi condivide il pensiero, sempre più diffuso nel settore, secondo cui «le navi sono i nuovi semiconduttori», aggiungendo che anche i porti stanno acquisendo la stessa rilevanza strategica. Per questo governi, compagnie energetiche e grandi trader stanno rivalutando il controllo della capacità marittima come elemento fondamentale della sicurezza economica nazionale. La recente crisi nello Stretto di Hormuz è una dimostrazione di questa realtà. Non è più sufficiente conoscere il livello dei noli: serve sapere se sarà possibile reperire una nave nel momento in cui servirà.Un elemento ricorrente dell'intervista è il ruolo sempre più centrale della Cina. Per Trafigura il Paese rappresenta un partner nella costruzione navale, una fonte di finanziamento attraverso il leasing, un mercato di sbocco rappresentato dalle grandi raffinerie e un potenziale protagonista della futura produzione di combustibili verdi come ammoniaca e metanolo. In questo scenario la conclusione di Olivi è che le navi non sono più soltanto asset soggetti ai cicli del mercato dei noli, sono diventate strumenti di sicurezza della supply chain, asset energetici, finanziari e geopolitici.