C’è chi prova a svuotare il mare con un cucchiaio. Lo ha fatto ieri la ministra del lavoro Marina Calderone alla presentazione del rapporto annuale dell’Inps. Calderone ha confermato il fatto che nella prossima legge di bilancio, l’ultima di questa legislatura, il governo confermerà la tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali, dei premi di risultato e del lavoro, e delle indennità per il lavoro faticoso. Due i miliardi già destinati a queste misure.
Peccato che, dalla relazione presentata dal presidente dell’Inps Gabriele Fava, è emerso che misure costose come queste non sono in grado di recuperare la perdita del potere di acquisto avvenuta in questi anni per guerre e crisi. Alla stagnazione salariale, fenomeno strutturale risalente agli anni Ottanta (quando è stato deciso di fare pagare pegno ai salari), si è aggiunta l’inflazione da profitti. Dal 2019 i salari sono cresciuti del 14,5%, ma i prezzi fino al 20,5%. Con una perdita di almeno il 6%. Senza contare che, a causa della guerra di Trump contro l’Iran, l’Ocse ha annunciato un’ulteriore perdita dello 0,9% nel prossimo anno. Davanti a questi fenomeni i bonus fiscali sono inutili.
Alla stagnazione salariale si aggiunge la guerra contro le donne che percepiscono in media 500 euro in meno rispetto agli uomini, un divario del 34%. Alla base della differenza vi sono salari mediamente più bassi e carriere lavorative più discontinue: le lavoratrici arrivano alla pensione di vecchiaia con oltre 300 settimane di contribuzione in meno rispetto agli uomini.










