Sono liberi i sette militanti anarchici arrestati il 16 giugno scorso con l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo per presunte azioni di sabotaggio alle linee ferroviarie. Il tribunale del riesame ha notificato la decisione ai diretti interessati ieri pomeriggio. Due erano ai domiciliari, altri cinque sparsi tra i circuiti di alta sicurezza delle carceri di Ferrara, Terni e Rossano Calabro.
«Mancava qualsiasi elemento idoneo a dimostrare sia la sussistenza di un’organizzazione, sia che la stessa avesse i requisiti del terrorismo», afferma Flavio Rossi Albertini, avvocato del collegio difensivo che ha impugnato immediatamente il provvedimento restrittivo. In pochi si aspettavano un orientamento di questo tipo, visto che in vicende analoghe il tribunale del riesame aveva sempre confermato l’impostazione della procura. In diverse occasioni, però, questa era poi stata ribaltata dalla Cassazione.
«Abbiamo sottolineato che per evitare nuovi annullamenti così manifesti serviva una maggiore attenzione ai principi giuridici – continua Rossi Albertini – Nell’inchiesta non c’è nulla, a parte qualche chiacchierata tra amici con ipotesi e ragionamenti che restano tali dal momento che gli inquirenti non sono stati in grado di individuare alcun elemento di riscontro degli stessi, alcun collegamento con azioni concrete, né reati scopo o dimostrazioni di una volontà collettiva alla base della presunta organizzazione. Mancavano quindi tutti gli elementi costitutivi del reato contestato».










