L’occupazione, in Italia, continua a crescere. Ma il dato più interessante, nel venticinquesimo Rapporto annuale dell’Inps, presentato ieri dal presidente dell’Istituto, Gabriele Fava e dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, è che questa volta la spinta arriva dal Mezzogiorno, confermando un recupero che non cancella i divari storici, ma segnala un cambio di passo. I NUMERI Nel 2025 gli assicurati Inps hanno raggiunto quota 27,2 milioni, con 244mila unità in più rispetto al 2024 e 1,7 milioni in più rispetto al periodo pre-pandemico. Mai così tanti. Ma se tra il 2014 e il 2019 le regioni settentrionali erano cresciute più velocemente, dopo il Covid la geografia si è modificata: tra il 2019 e il 2024 gli assicurati sono aumentati di quasi il 6% a livello nazionale, mentre Sud e Isole hanno segnato un +7,5%, sopra tutte le altre ripartizioni. Ma l’Inps ricorda anche che il tasso di occupazione italiano è il più basso tra i cinque Paesi Ue con più abitanti: Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia. E il differenziale fra Nord e Sud sfiora i venti punti. Il recupero meridionale emerge anche nel lavoro dipendente pubblico e privato, esclusi domestici e operai agricoli.
Tra il 2019 e il 2025 il Sud guadagna circa un punto di incidenza sul totale dei dipendenti, grazie a una crescita media annua del 2,3%, superiore a quella del resto del Paese. Si riduce anche la distanza nelle giornate retribuite: nel 2019 tra Mezzogiorno e Nord-Ovest c’erano 23 giornate di differenza, quasi un mese di lavoro; nel 2025 il divario scende a 18 giornate. In pratica, il Sud ha recuperato circa una settimana lavorativa. Crescono soprattutto i giovani fino a 34 anni, le donne e, soprattutto, i lavoratori provenienti da Paesi extra Ue, aumentati del 35,5%. Oggi un dipendente su sette è straniero. Il numero dei pensionati è, invece, stabile (16,4 milioni, di cui il 96% percepisce una prestazione Inps). Sono stati liquidati circa 1,5 milioni di nuovi trattamenti, in calo dell’1,8% rispetto al 2024. Si resta al lavoro, in ogni caso, più a lungo. Nel 2025 l’età media alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anticipate dei lavoratori dipendenti sale a 64,7 anni, contro i 64,5 del 2024. Dal 1995 a oggi l’aumento supera i 7 anni e 3 mesi. Cresce anche il fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare: tra le decorrenze 2019-2023 quasi il 6% risulta presente negli archivi dei lavoratori dipendenti privati. Più occupazione significa anche più contributi. Nel 2025 hanno raggiunto i 273 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Navi green, nuovi ufficie restyling biglietteria: Gnv si rafforza a NapoliMa proprio sul fronte dei salari si apre il capitolo più delicato. La retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti è salita a 27.649 euro, con un aumento del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% nell’ultimo anno. Una dinamica positiva, che però non basta a recuperare il terreno perso con la fiammata inflazionistica del biennio 2022-2023. La questione femminile resta tutta risolvere. Le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici. Il divario rispetto agli uomini resta intorno al 34%. Così come incombe sul sistema la mina demografica. L’Assegno unico e universale ha raggiunto nel 2025 una copertura vicina al 95% e, secondo l’Inps, può avere effetti positivi sulla probabilità di avere un secondo figlio per alcuni gruppi di famiglie. Ma i trasferimenti monetari rischiano di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro se non sono accompagnati da servizi. Di qui l’importanza del lavoro a distanza. O del bonus asilo nido, che ha visto crescere il tasso di utilizzo dal 4% del 2017 a oltre il 35% nel 2025. Quando viene usato, produce effetti concreti: la probabilità di occupazione delle madri beneficiarie aumenta del 17%. Ma anche in questo caso il Mezzogiorno mostra il suo punto debole. Purtroppo il Paese invecchia e l’assistenza accelera. Le indennità di accompagnamento sono più che raddoppiate negli ultimi venticinque anni: da circa un milione nel 2002 a quasi 2,2 milioni nel 2026. LE PAROLE Per il presidente Gabriele Fava, la vera partita si gioca molto prima della pensione. «Le pensioni di oggi raccontano le carriere di ieri. Le pensioni di domani racconteranno il lavoro di oggi». Da qui la sua idea di un Inps che smetta di essere percepito soltanto come lo sportello delle pensioni e diventi «un’officina del welfare, un’infrastruttura pubblica attiva, capace non solo di erogare diritti, ma di organizzarli, semplificarli e renderli accessibili». Il ministro del Lavoro Marina Calderone indica la rotta del Governo: «Il lavoro continua a rappresentare la prima infrastruttura della dignità e della sostenibilità del Paese. Ma se l’occupazione corre, salari, natalità e parità di genere continuano a chiedere gli straordinari».









