Assim ha fatto per anni il metalmeccanico a Milano. Nel 2014 ha perso lavoro e permesso di soggiorno, arrivato in Puglia ha aperto la prima trattoria di Borgo Mezzanone. E l’ha chiamata Restaurant Borgo mezzanotte. L’attività è florida e questo permette a lui, come agli altri che hanno aperto botteghe nel ghetto, di non spaccarsi la schiena nei campi. Nella provincia di Foggia è appena iniziata la stagione dei pomodori che arriverà nel pieno ad agosto. I braccianti arrivano dalla piana di Gioia Tauro, in Calabria, e si spostano a seconda dei raccolti: prima gli asparagi, poi i pomodori, l’uva a ottobre. La distesa di cemento dove sono sorte le baracche era una pista d’aeroporto, da qui partivano i mezzi militari per la guerra in Jugoslavia.
ADESSO LA PISTA è diventata il corso di un paese extraterritoriale dove vivono 5 mila braccianti che lo Stato non vuole riconoscere come lavoratori né come persone. L’agricoltura impiega circa un milione di lavoratori. Di questi, 250 mila sono in condizione di sfruttamento a vario titolo. Un dato che non è aumentato negli anni, segno di una condizione strutturale che il governo Meloni non ha affrontato neanche in maniera emergenziale. La gran parte dei fondi del Pnrr destinati al superamento degli insediamenti informali, cioè dei ghetti dove sono confinati migranti anche con documenti regolari, è stato restituito. La spesa prevista era di 200 milioni di euro, 54 erano destinati solo a Borgo Mezzanone e 28 al comune di San Severo, sempre in Puglia, dove si trova l’altro ghetto, quello di Torretta Antonacci. I Pal (piani di azione locale) erano già pronti ma alla fine del processo l’esecutivo ha optato per tagliare i progetti più impegnativi e quelli che i comuni amministrati dalle destre non volevano portare avanti. Il risultato: 178 milioni sono stati restituiti, a Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci si continua a vivere come prima tra le fogne a cielo aperto, senza acqua ed elettricità, tra le lamiere roventi d’estate e gelide d’inverno, con il rischio di morire in un incendio, quando non nei campi per la fatica, o in bici mentre si recano a lavoro.






