PADOVA - Quattro esponenti del Pedro condannati per essersi ribellati a un controllo in strada dei carabinieri nella notte tra il 15 e il 16 aprile all’incrocio tra le vie Annibale da Bassano e Santissima Trinità: nel momento di picco quella sera erano stati coinvolti una quarantina di antagonisti del centro sociale oltre a pattuglie della polizia e della guardia di finanza, arrivate all’Arcella in sostegno all’Arma.
La condanna La pena più pesante è stata inflitta dal tribunale Collegiale di Padova a Celeste Fuser: 1 anno e 6 mesi (con la condizionale) per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Un anno a testa (solo per la resistenza e con la pena sospesa) è la condanna decisa nei confronti degli altri tre attivisti del Centro sociale padovano: Riccardo Agostini, Francesco Sartori e Davide Fina. Tutti e tre sono stati assolti dall'accusa di lesioni. Nei confronti di tutti e quattro gli imputati, assistiti dagli avvocati Giuseppe Romano, Ugo Funghi e Marina Infantolino, il Collegio ha revocato l'obbligo di dimora a Padova e l'obbligo di restare a casa nelle ore notturne. Carabinieri accerchiati all'Arcella, vicinanza al Pedro: maggioranza spaccataI fatti Attorno alle 22 di mercoledì 15 marzo l’attenzione di una pattuglia dei carabinieri viene attirata da una macchina ferma ad una tabaccheria all’incrocio tra via Annibale Da Bassano e via Santissima Trinità. I militari la fermano: al volante c’è Celeste Fuser, 21 anni, padovana. In auto ha Riccardo Agostini, 30 anni di Padova, e un altro ragazzo. I carabinieri la controllano, trovano 0,60 grammi di marijuana nel marsupio della 22enne (classificati come stupefacente per uso personale) e chiedono a tutti i documenti che i ragazzi – ciascuno di loro parte della galassia del Pedro – consegnano. I militari li controllano, non trovano altro ma decidono di portare in caserma il 30enne. È lui a chiamare in soccorso altri attivisti, alcuni dei quali escono dal Pedro dove c’era una riunione per organizzare la manifestazione in programma in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile. Alla fine i carabinieri ne conteranno quaranta. Quello che succede lo raccontano, invece, le immagini dei cellulari degli attivisti del Pedro. Gli antagonisti, che cercano più di una volta lo scontro con i militari (in sette finiranno in ospedale con prognosi tra i 2 e i 5 giorni) sono fermati con le manette a terra o sul cofano delle auto di servizio dei carabinieri. Alcuni di loro chiedono ai militari di essere lasciati andare, dicono che con quell’azione gli vengono spezzate le mani. Alla fine vengono arrestati in quattro: i primi due protagonisti del controllo, cioè Celeste Fuser e Riccardo Agostini, e due attivisti arrivati in seconda battuta, Francesco Sartori, veronese di 30 anni ma padovano di adozione e Davide Fina, 25 anni di Padova.









