di
Manuela Croci
Il nuotatore paralimpico - vincitore di 4 ori ai Giochi - è protagonista dell'inserto «Cento cose da fare almeno una volta nella vita», in edicola gratis con il «Corriere della Sera»
«L’Australia è il Paese a cui sono più legato, è lì che consiglio di andare almeno una volta nella vita». Non ha dubbi Simone Barlaam, campione di nuoto e vincitore di 4 ori, 3 argenti e 1 bronzo paralimpici, più 26 medaglie – come gli anni che compie il 12 luglio – conquistate in cinque edizioni dei Mondiali. Membro delle Fiamme Oro, le sue discipline sono stile libero, dorso e farfalla. Nato con un problema all’anca e una ipoplasia congenita del femore destro («Ho imparato a stare a galla prima che a camminare»), questo non l’ha mai frenato e il nuoto – iniziato nella piscina comunale di Magenta (Milano) – è stato un grande alleato. Ma torniamo all’Australia. «Sono andato per fare il quarto anno di liceo all’estero, in quella terra ho lasciato un pezzo del mio cuore. E un altro pezzo è rimasto in Giappone dove ti senti avvolto da una cultura diversa».
Un luogo dove le barriere architettoniche sono al minimo?«Istintivamente direi Giappone perché molto accessibile. Altri Paesi in cui è facile muoversi sono sicuramente quelli del nord Europa, sono appena rientrato dall’Olanda, un esempio di efficienza».Viaggio di lavoro o di piacere?«Siamo stati invitati ad Eindhoven per partecipare a delle gare».Prossimi impegni?«A settembre, dal 7 al 12, sarò in Turchia, a Kocaeli, per i Campionari europei paralimpici di nuoto». Cosa significa essere un atleta: più le rinunce o le soddisfazioni? «Fa un po’ comodo questa narrativa delle rinunce che, per carità, sono vere specialmente quando si è più piccoli: negli anni del liceo saltavo gite e feste per fare gare o allenamenti. Ma poi cresci e ti rendi conto della grande fortuna che hai a fare una cosa che ti piace e del fatto che non tutti riescono a raggiungere certi livelli: poter vivere di una passione è un privilegio». C’è una cosa che ancora oggi le pesa?«Non poter partire tutte le volte che voglio. Per almeno 11 mesi devo stare in vasca».







