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Gianfranco Giardina

A nove anni dalla RX10 IV, Sony aggiorna la sua bridge premium con un nuovo processore, un chip AI dedicato e un autofocus che arriva direttamente dal mondo Alpha. L'obiettivo resta lo stesso di sempre: un solo corpo, senza ottica intercambiabile, dal grandangolo al supertele.

La RX10 è da sempre una scommessa particolare nel catalogo Sony: una bridge con sensore da un pollice che promette di sostituire uno zaino pieno di ottiche con un solo corpo fisso. La quarta generazione risale al 2017, un'era geologica fa in termini fotografici, e nel frattempo la serie Alpha ha fatto passi da gigante sul fronte dell'intelligenza artificiale applicata al riconoscimento dei soggetti. La quinta iterazione, che Sony ha presentato in una sessione riservata alla stampa, prova a colmare quel divario portando dentro il corpo della bridge la stessa architettura di elaborazione delle mirrorless full frame più recenti. Evidentemente c'è ancora chi vuole fare foto belle, migliori di quelle ottenibili con lo smartphone, senza per questo portarsi in giro un corredo pensante e ingombrante.

Stesso obiettivo, nuovo cervello