Le proposte di scommesse non risparmiavano nemmeno i membri interni al Popolo della Famiglia. Fonti vicine al movimento dichiarano però che Adinolfi «aveva smesso ormai da tempo» e garantiscono che tornerà «più forte di prima»
«Al momento siamo un po’ smarriti»: inizia così il suo sfogo una persona vicina al Popolo della Famiglia ha parlato con Open a condizione di rimanere anonima, a 24 ore di distanza dall’arresto, avvenuto l’8 luglio, del loro leader Mario Adinolfi. L’accusa formulata dalla Procura di Roma è quella di truffa ed evasione fiscale, e ha portato agli arresti domiciliari del leader, che oggi si è dichiarato innocente tramite il suo avvocato. Di certo c’è che le abitudini dell’ex deputato erano note anche all’interno del movimento e non piacevano proprio a tutti.
Soprattutto perché quelle proposte di partecipare a «scommesse collettive», versando consistenti quantità di denaro, venivano avanzate anche nel movimento politico. Sebbene sia le scommesse sia l’accumulo di alte cifre di denaro non appaiano attitudini propriamente cristiane. E qualcuno l’aveva fatto notare.
«Non faceva più quel tipo di attività ormai da tempo»
Quando si chiede se l’arresto di Mario Adinolfi sia arrivato come un fulmine a ciel sereno, la risposta, tra chi gli è vicino, è articolata. Da un lato, c’è lo stupore per la misura cautelare disposta nei suoi confronti; dall’altro, la sensazione che gli ultimi sviluppi lasciassero presagire un’inchiesta destinata ad avere conseguenze, anche se non così vicine. «Non faceva più quel tipo di attività ormai da tempo. Si poteva andare avanti con un procedimento normale. Però una misura restrittiva…», racconta a Open la fonte vicina al Popolo della Famiglia, riferendosi alla cosiddetta “Scommessa Collettiva” promossa dal giornalista. Il punto è soprattutto uno: «Dov’è la pericolosità sociale e la reiterazione del reato? Questa misura cautelare era proprio necessaria?».










