Arriva la sentenza d'appello sul processo per l'occupazione dello stabile di via Napoleone III a Roma, quartier generale di CasaPound: tre condanne e sei concordati, con l'accusa per tutti di occupazione abusiva aggravata. È la conferma, nel secondo grado di giudizio, delle responsabilità già accertate nel 2023, sia pure con alcune pene ritoccate al ribasso.Per Simone Di Stefano, ex leader del movimento, i giudici hanno ribadito la condanna a due anni e due mesi inflitta in primo grado; ridotta invece a due anni la pena per il fratello Davide e a un anno quella per un terzo imputato, che hanno proseguito con il rito ordinario. Gli altri sei, tra cui il fondatore e presidente Gianluca Iannone, hanno scelto il concordato: pene tra gli otto mesi e un anno, oltre al pagamento — già eseguito — di una provvisionale di ventimila euro e delle spese legali. In primo grado il giudice monocratico aveva condannato dieci imputati (uno è nel frattempo deceduto) a due anni e due mesi ciascuno.Al centro del processo c'è la storia stessa di CasaPound: il palazzo di sei piani vicino alla stazione Termini, di proprietà dell'Agenzia del Demanio, è occupato dal 27 dicembre 2003, data che coincide con la nascita del movimento. Secondo il pubblico ministero si tratta di un'occupazione che non ha finalità abitative, ha il suo fulcro in un movimento politico e ha causato fino al 2019 un danno all'erario stimato dalla Corte dei conti in oltre 4,5 milioni di euro.La conferma delle condanne riapre inevitabilmente il dossier dello sgombero, mai eseguito nonostante la sentenza del 2023 avesse ordinato anche la restituzione dell'immobile al Demanio. Un'inerzia più volte denunciata dalle opposizioni, tornate alla carica dopo lo sgombero del Leoncavallo a Milano nell'agosto 2025 e ancora dopo la sentenza del tribunale di Bari dello scorso febbraio, che ha condannato dodici militanti pugliesi del movimento per violazione della legge Scelba, con Pd, M5s e Avs a chiedere scioglimento dell'organizzazione e sfratto dalla sede romana. Lo stesso ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha detto in più occasioni che "prima o poi" il turno di via Napoleone III arriverà. Per ora, a più di ventidue anni dall'occupazione, i militanti sono ancora lì.