Roma, 9 lug. (askanews) – “Dato il persistere dell’elevata incertezza, è importante evitare di dare qualsiasi indicazione riguardo al futuro dei tassi di interesse”. È uno degli elementi chiave concordati dal Consiglio direttivo della Bce, alla riunione del 10 e 11 giugno, in occasione della quale venne deciso all’unanimità di alzare i tassi per 0,25 punti percentuali in risposta ai rialzi dell’inflazione, determinati dai rincari di petrolio energia.

In occasione di quella riunione, i componenti del direttorio hanno concordato che “i rischi per le prospettive di inflazione sono al rialzo”, secondo quanto riportano i verbali pubblicati oggi dalla Bce. “Se i prezzi dell’energia dovessero salire di più o più a lungo di quanto attualmente atteso, l’inflazione dell’area euro aumenterebbe ulteriormente. Questo potrebbe venire rafforzato e essere più persistente se i prezzi dell’energia si dovessero diffondere più del previsto a altri prezzi, ai salari, alle aspettative di lungo termine o se gli approvvigionamenti dovessero essere maggiormente danneggiati”.

Di fronte a questo quadro, discusso in maniera approfondita e posto che secondo i banchieri centrali non ci si trova nella stessa situazione del 2022, che richiedeva una energica stretta monetaria, tutti i componenti del direttorio, secondo il documento, hanno appoggiato la proposta di alzare i tassi per 25 punti base.