Dopo la stretta delle autorità nel sudest asiatico, le organizzazioni che gestiscono le truffe online potrebbero spostarsi nelle isole del Pacifico, dove la diffusione di internet crea nuove opportunità

Negli ultimi anni in molti si sono impegnati per migliorare l’accesso a internet delle comunità insulari del Pacifico, dove nel 2022 diversi paesi non erano ancora connessi tramite cavi sottomarini, o ne avevano uno solo. In seguito il governo australiano si è impegnato a garantire che tutti avessero almeno un cavo, mentre Palau, le isole Salomone e Tonga ne hanno ottenuto un secondo grazie a finanziamenti e prestiti. Google ha annunciato dei progetti di cablaggio nel Pacifico e il governo della Papua Nuova Guinea prevede di ricevere fondi da Canberra per altri tre cavi. Anche l’arrivo di Starlink nella regione ha esteso la copertura. Tutto questo è positivo, ma l’espansione della rete porta con sé anche un rischio, che le organizzazioni criminali sembrano voler sfruttare. Gli scam center, i centri per le truffe online sono ormai un problema noto nelle Filippine, in Cambogia, in Laos e in Birmania. Basandosi sul lavoro forzato e il traffico di esseri umani, prendono di mira le persone attraverso telefonate, messaggi sul cellulare, contenuti social, siti web e altre piattaforme. Via via che sono chiusi in Asia sudorientale, le reti criminali cercheranno altri posti in cui installarli e la crescita della connettività potrebbe favorirli nei paesi del Pacifico, che in passato non avevano l’infrastruttura necessaria.