Le parole del ministro della Difesa australiano Richard Marles allo Shangri-La Dialogue riflettono una preoccupazione crescente tra gli alleati. Le interruzioni dei cavi sottomarini non sono più viste soltanto come incidenti tecnici, ma come possibili strumenti di pressione nelle aree più sensibili della competizione strategica
L’Australia è una delle nazioni più esposte al mondo quando si parla di vulnerabilità legate ai cavi sottomarini. A ricordarlo è stato il ministro della Difesa Richard Marles intervenendo allo Shangri-La Dialogue, il principale forum sulla sicurezza dell’Indo-Pacifico organizzato dall’International Institute for Strategic Studies (IISS). Quasi tutto il traffico internet australiano dipende infatti da appena quindici cavi sottomarini. Una vulnerabilità che riguarda comunicazioni, servizi finanziari, sanità, intelligence e funzionamento dell’economia.
Più che il dato, però, ha colpito la domanda posta da Marles. Di fronte all’aumento degli episodi che per esempio hanno recentemente coinvolto infrastrutture sottomarine attorno a Taiwan, il ministro australiano si è chiesto se alcuni di questi eventi possano servire a testare i tempi di risposta degli Stati, le loro capacità di attribuzione e la loro volontà politica di reagire.












