Prendi un macaron, togli un lobo, aggiungi un gambo et voilà ecco il primo grappolo Michelin. A un secolo esatto dall’introduzione delle stelle, comparse nel 1926, e ad appena due dal lancio delle chiavi, la guida rossa lancia un altro nuovo simbolo e annuncia il suo ingresso ufficiale dopo ristorazione e hotêllerie, nel mondo del vino. Qui a dire il vero di guide ce ne sono già parecchie. Ma, a differenza di quelle tradizionali, qui non si giudicano le bottiglie ma le migliori cantine suddivise tra la Wine Selection e i Michelin Grapes, da un’Uva fino a un massimo di Tre Uve, come succede già per stelle e chiavi.
Anche in questo caso, dicono, non vuole essere una mappatura, ma un riconoscimento che celebra le migliori tenute vinicole in tutto il mondo, valutate, dicono, «secondo cinque criteri universali e applicati in modo coerente». Il progetto è di respiro internazionale ma, ça va sans dire, si parte dalla Francia con la Côte-d'Or della Borgogna, una delle regioni simbolo dell’eccellenza della viticoltura mondiale, dove un terroir unico ha dato vita a denominazioni e domaines dalla storia sedimentata nei secoli, ma splendente di vitalità. Come dimostrano i nomi delle segnalazioni, il cui annuncio è stato dato nel palazzo simbolo della regione: il municipio di Digione, un tempo residenza dei Duchi di Borgogna.











