Secondo Francesco Giavazzi la novità epocale lasciataci dal PNRR è che la spesa pubblica deve essere misurata in funzione del raggiungimento degli obiettivi e, pertanto, il suo governo è passato dai giuristi, non più dominus assoluti ,agli ingegneri, ragionieri ed economisti che hanno più dimestichezza con i numeri.
E una valutazione esatta perché proprio la scarsa dimestichezza con i numeri dei politici e dei burocrati, ha progressivamente trasformato il PNRR da strumento fortemente orientato alla trasformazione strutturale del Paese ad un piano concentrato sull’osservanza delle scadenze per non perdere i fondi europei.
Sabino Cassese («Come si misura la democrazia» ,Solferino,Milano aprile 2026) ha definito questo comportamento “dilettantismo quantificativo” perchè ha ostacolato, per la scarsa familiarità con i dati quantitativi, la coniugazione del profilo giuridico con quello economico della P.A locale, imposto dalla sostituzione del Patto di Stabilita con l’equilibrio di bilancio.
In effetti detta scarsa familiarità, facendo considerare un ostacolo insormontabile l’adeguamento al principio di sussidiarietà imposto dalla legge n.56/2014 ,non ha legato la spesa pubblica ad una verifica dell’efficienza e dell’efficacia nell’utilizzo delle risorse finanziarie impegnate. Ne è conseguita una mediazione compositiva tra la regione e gli altri livelli di governo locale non basata sul criterio di oggettiva virtuosità finanziaria imposto dall’ evoluzione normativa ma su criteri discrezionali che hanno determinato le seguenti criticità :










