I giudici certificano il disastro M5s-Pd: un risparmio energetico di un solo chilowattora costato 10 euro

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L'Europa certifica il disastro finanziario ed energetico del Superbonus 110%, la misura bandiera del governo Conte II sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Quello che l'allora premier spacciava per un miracolo economico si è rivelato il conto più salato della storia d'Italia, un buco nero capace di fagocitare risorse pubbliche senza produrre benefici strutturali. A mettere nero su bianco il fallimento è la Corte dei conti europea con il rapporto speciale 20/2026 intitolato "Improving the energy efficiency of private homes with the Rrf", un'analisi impietosa che paragona gli interventi di efficientamento energetico finanziati con i fondi del Pnrr in Italia, Belgio, Lituania e Cipro.I giudici contabili di Lussemburgo demoliscono l'architettura della misura e denunciano senza sconti un "uso inefficiente di fondi europei", evidenziando come l'impostazione ideata dai giallorossi "non era coerente con una gestione finanziaria sana". Il Superbonus è stato "di gran lunga" la misura più cara e meno efficiente tra tutte quelle esaminate a livello europeo. Per capire l'entità dello spreco basti pensare che in Italia sono serviti ben 9,72 euro per risparmiare un singolo chilowattora di energia in un edificio residenziale, a fronte di costi infinitamente inferiori registrati altrove, come in Lituania dove la spesa è stata di 1,39 euro, o a Cipro dove si è oscillato tra i 0,37 e i 0,51 euro.La foga distributiva dell'esecutivo Conte II ha portato l'Italia a drenare ben il 43% dei fondi europei destinati a questa tipologia di interventi, ossia 13,95 miliardi su un totale di 32,3 messi a disposizione dall'Unione. Risorse imponenti sprecate per ristrutturare appena 46.922 villette e 13.833 condomini, spesso con costi per singolo edificio da capogiro e senza alcuna attenzione per l'edilizia sociale. Un regalo ai proprietari di immobili agiati che ha provocato una fiammata inflazionistica e un devastante effetto spiazzamento: secondo la Corte, circa il 27% dei progetti approvati "avrebbe potuto essere realizzato anche senza finanziamento pubblico".