Camici, provette, libri, computer e maschere bianche sul volto. Poi dal balcone – al rintocco di una campana funebre – cala un manichino che penzola davanti all’insegna del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). E un cartello, che recita: «Senza stabilità la ricerca muore». Questo il flash mob andato in scena nella tarda mattinata dell’8 luglio, sul marciapiede fronte alla sede del Cnr di via dei Taurini, a Roma, a pochi passi dal suo quartier generale in piazzale Aldo Moro. L’associazione Precari Uniti (insieme alla Cgil, Cisl e Uil), si mobilita così per portare l’attenzione sul tema della precarietà all’interno degli enti pubblici della ricerca (Epr). Nello specifico del Cnr, cioè il più grande dei tredici enti sotto la vigilanza del ministero dell’università e della ricerca (Mur).
«Centinaia di precari della ricerca, formati con risorse pubbliche e impegnati in progetti strategici per il Paese, stanno uscendo dal sistema, perché i finanziamenti straordinari terminano e non vengono sostituiti da investimenti strutturali», spiega un ricercatore durante la manifestazione. Con loro «scompaiono competenze, esperienza, innovazione e anni di investimenti. Il futuro della ricerca italiana viene lasciato morire». «Chiediamo interventi strutturali, stabilizzazioni e una politica capace di guardare al futuro subito, perché la precarietà uccide», conclude.






