Lorenzo Vita
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President Donald Trump during a meeting with NATO Secretary General Mark Rutte at the NATO summit in Ankara, Turkey, Wednesday, July 8, 2026. (Filip Singer, Pool Photo via AP)
Donald Trump non ha lasciato dubbi. Dopo gli attacchi iraniani a Hormuz, la reazione di Centcom con i bombardamenti sulle coste dell’Iran e la risposta dei Pasdaran che hanno preso di mira 85 installazioni militari Usa tra Bahrein e Kuwait, il presidente americano è stato chiaro: “Per quanto mi riguarda, la tregua è finita”. “Non voglio più avere a che fare con loro”, ha detto il tycoon riferendosi agli iraniani, “sono feccia, sono persone malate, sono guidati da persone malate e sono persone spietate, violente. E se avessero un’arma nucleare, la userebbero”. Parole di fuoco confermate anche dalla sua idea riguardo i negoziati. “Per quanto mi riguarda, trattare con loro è solo una perdita di tempo. Sono dei bugiardi”, ha affermato. E durante il bilaterale ad Ankara con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, The Donald ha lanciato un’altra minaccia: “Probabilmente li colpiremo ancora stasera”.
Il tycoon si è poi spinto oltre, dicendo che potrebbe anche “fare a meno di un accordo” e ripristinare il blocco navale. Nessuno sa con certezza se questo sia l’inizio di una nuova ondata di attacchi o solo una dimostrazione muscolare in vista del prossimo round di colloqui. Ma in ogni caso, la tensione è alta. L’amministrazione Trump continua a colpire, ha revocato lo stop alle sanzioni e ha ribadito la necessità che lo Stretto di Hormuz resti libero. In questo, Trump ha ricevuto l’appoggio della Nato. Nonostante lo scontro tra il presidente americano e molti alleati, l’Alleanza ha confermato la necessità che le porte del Golfo restino aperte e che sia garantita la sicurezza dei flussi commerciali. Dalla Repubblica islamica sono arrivati ulteriori segnali di frattura. “L’era delle prepotenze e delle estorsioni è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci piegheremo”, ha scritto su X Mohammad Bagher Ghalibaf, guida del Parlamento iraniano. Il presidente Masoud Pezeshkian ha accusato gli Usa di “aggirare le regole, intimidire gli avversari, creare ostacoli e barare”. E mentre la salma dell’ex Guida Suprema, Ali Khamenei, ha raggiunto l’Iraq per le celebrazioni nella città di Najaf, all’interno dell’Iran diversi apparati, i più radicali e quelli più legati ai Pasdaran, chiedono una reazione ancora più dura. Tanto che una fonte dell’emittente iraniana Press Tv ha detto che in caso di altri attacchi americani, Teheran chiuderà Hormuz.











